Descrizione
Nella loro terra, nella loro casa, che riapre per parlare di arte e passione, a tutti e per tutti. Uno spazio che è mostra, custodia e laboratorio, dove continuare a lavorare con quella passione. Il nuovo Spazio Alchini a Fiera di Primiero, rivaluta Giulio perduto nell’oblio ed innesca nel metodo espositivo che nasce con il fratello Silvio, un confronto vivace, interessante e contemporaneo tra scultura e design.
L’intervento di riqualificazione, è stato realizzato nel 2023 dal Comune di Primiero San Martino di Castrozza, con progettazione - concept dell’architetto locale Nicola Chiavarelli e direzione artistica di Max Gaudenzi. Lo spazio, è impreziosito dalle ricerche eseguite da Chiara Lucian e Cinzia Gallina, con la partecipazione di Daniela Simon e Paola Favaro. I garanti testamentari sono invece: Nando Acierno, Max Gaudenzi, Hervè Pieren e Fabio Simion. Perchè il nuovo spazio espositivo, rispetta innanzitutto le volontà testamentarie di Silvio Alchini che nel lascito immobiliare e artistico al Comune di Fiera di Primiero, lo condizionava all’onere di: “Adibire la mia casa e tutto quanto in essa contenuto (…) a centro di ritrovo culturale dedicato a mio fratello Giulio Alchini e a me”.
Come spiega il progettista Nicola Chiavarelli, si tratta quindi di un luogo d’esposizione e formazione, dove si confrontano e dialogano l’arte ed il design, in memoria ed in parallelo alle ricerche ed al modus operandi dei due fratelli Giulio e Silvio, testimoni ed interpreti dello slancio italiano degli anni ’50. Poliedriche figure i fratelli Alchini: scultori, pittori, ceramisti e designers di grande vitalità espressiva, Silvio vissuto in un contesto defilato, Giulio il cui segno resta in larga misura da riscoprire. La prima temporanea è come il primo incontro, in cui ognuno cerca di costruire un’idea della persona che ha di fronte, cerca una prima collocazione, per poi approfondire con le domande. Silvio, scultura e pittura, in una tormentata ricerca della sua identità. Giulio, design e scultura, instancabile ed eclettico produttore, schivo, veloce e lineare.
Lo spazio Alchini, è visitabile durante tutto il periodo estivo dalle 10 alle 19 in via Fiume a Fiera di Primiero.
DUE FRATELLI E MOLTE STORIE
SILVIO ALCHINI (1936 - 2014)
L’esperienza artistica di Giulio ebbe un peso rilevante nella ricerca di Silvio Alchini. Chi li conobbe da vicino testimonia di una profonda ammirazione mista a tratti con una certa rivalità nei confronti del fratello maggiore. La morte prematura della madre allorché era ancora un ragazzino, lo segnò profondamente e forse contribuì a forgiarne quella personalità così spigolosa e inquieta. Gli sforzi paterni affinché vivesse una vita più convenzionale giunsero ad iscriverlo agli Artigianelli di Trento come apprendista falegname, ma dopo una breve esperienza lavorativa Silvio si rifugiò di contro nella per lui più stimolante vita artistica.
Spiando Picasso… La voglia di conoscenza e libertà è ben rappresentata da un avventuroso viaggio con una Topolino furgonata attrezzata per l’alloggio, alla volta di Spagna e Francia (1958), con il cugino Giacomo Simion, pasticciere con la passione per l’arte e l’antiquariato: ricongiuntisi sul posto con gli amici Davide Orler e Riccardo Schweizer, furono condotti da quest’ultimo ad osservare il grande Picasso mentre stava lavorando, il tutto arrampicati ad un muretto, a pochi metri di distanza e senza palesarsi. Con la morte del padre, Silvio Alchini ereditò l’intero patrimonio, vendette i macchinari della falegnameria paterna e condusse una vita alla giornata assieme ai suoi amici, primo fra tutti l’artista Mario Fincato. Una quotidianità all’insegna dell’arte e dei bagordi. Troppo per la Primiero dell’epoca, tanto che tale condotta finì per suscitare un certo scalpore, esemplare una lettera anonima in cui Silvio Alchini venne definito sarcasticamente un esimio imbrattatele. Negli anni sperimentò diverse tecniche e stili, iniziando dall’ambito pittorico, anche grazie all’influenza dell’amico e artista Augusto Murer, Silvio iniziò a cimentarsi nella scultura. Nel suo eterogeneo percorso possiamo individuare alcune fasi: l’istintività inconscia dell’Action painting, il primitivismo e l’erotismo del ciclo dei Nudi, la figurazione materica del ciclo dei Muri, fino alla raffinata, innovativa essenzialità dei Torsi. A queste si aggiunse nell’ultima parte della sua vita, in cui fu gravemente malato, la fase delle Texture in legno e ceramica, improntata su un’ossessiva ripetizione delle La lezione dello scultore inglese Moore è evidente nel ciclo dei Torsi – considerato dalla critica il vertice più alto della sua produzione, tanto che un esemplare è entrato a far parte delle collezioni permanenti del MART.
GIULIO ALCHINI (1926 - 1958)
Una carriera brillante e velocissima, al ritmo incalzante dell’Italia del primissimo dopoguerra. Una vasta ed eclettica produzione, un’evoluzione continua che proietta il suo lavoro nella sfera artistica europea degli anni ’50. Il legno è per Giulio il primo contatto con la materia, il legame con la famiglia e la terra di origine, la base alla quale applicare gli stimoli esterni e realizzare le sue sintesi. L’astrazione che respira nelle Biennali veneziane diventa nelle sue sculture (1950-1952) la ricerca di una condizione più ampia e rappresentativa dell’opera, un’elevazione del significato, una generalizzazione che può rappresentare la condizione umana anziché una sola persona. Secondo l’amico Venturini, Giulio scompone la figura umana per individuare una funzione distinta dallo spazio e la ricostruisce poi in una forma plastica e compatta dove la linea è duttile ma decisa, a guidare la massa che si espande nello spazio.
Giulio Alchini e il design trasversale. In tutta la sua produzione artistica c’è un fortissimo interesse per la fisicità della forma nello spazio, atteggiamento che fin dagli anni di studio lo introduce al mondo dell’architettura e dell’arredo. Giulio studia l’opera dell’architetto-pittore francese le Corbusier, il tema del modulo e delle proporzioni umane contemporanee. I suoi studi per i bassorilievi sembrano parlare di Modulor, di scomposizione cubista e di movimento futurista. L’arredo è anche l’occasione per sperimentare il neoplasticismo nordico De Stijl: il rigido ricorso alle linee rette e ai colori primari. Giulio ne fa sintesi con il suo bagaglio da scultore e riesce a combinare la rigidità di quest’approccio geometrico con l’inserimento di finissimi dettagli organici, come nel Tavolino per il Padiglione delle Arti Decorative. Le sue opere rappresentano perfettamente la trasversalità disciplinare alla base dell’insegnamento Bauhaus e la Gesamtkunstwerk, l'opera d'arte totale. Giulio spazia dalla ben nota scultura, alla progettazione di locali e negozi, al design di poltrone, sgabelli e tavoli, al bassorilievo per pannelli di arredo, ad oggetti d’uso come bicchieri, ciotole e tessili, un’espansione a tutte le sfere del quotidiano che parla anche di futurismo e avanguardie. Alla triennale di Milano l'artista incontra Razionalismo e Modernismo con i nuovi materiali vetro e acciaio che, con cautela, introduce nei suoi pezzi, in una ricerca sottile per unire forma e funzione. Così nella Console Murale si raggiunge la sintesi degli stili: la geometria parla di costruttivismo russo, il vetro parla di moderno, il legno dell’identità intima dell’artista ed emerge la volontà dell’oggetto di comunicare un messaggio nuovo e attuale. La sintesi che Giulio Alchini riesce a raggiungere nei suoi 32 anni di vita lo inserisce nel mondo contemporaneo, una realtà in cui vince sempre più l’ibridazione delle conoscenze, la stratificazione delle esperienze e la personalizzazione dei saperi.